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dell'intervento alla Cerimonia di conferimento della
cittadinanza onoraria a Reginaldo Cianferoni. Prof. Giacomo Becattini, Municipio di Radda in Chianti, 21 dicembre 2002: |
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La vendita diretta di Radda in Chianti
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Reginaldo Cianferoni, il professore contadino.*
Non sono certo io, incapace di riconoscere un carciofo da
un cavolfiore, il più adatto a parlare dei lavori
scientifici di Reginaldo Cianferoni, che gli hanno valso
l'ambìto riconoscimento di cittadino onorario del Comune
di Radda in Chianti. Ci sono certamente molti suoi
allievi e collaboratori che lo possono fare meglio di me.
Mi dicono che Alessandro Pacciani, suo allievo e
successore nella Cattedra di Economia Agraria dirà
qualcosa. A lui, pertanto, lascio libero il campo per
un'analisi che abbia, o anche solo sfiori, aspetti
tecnici e professionali. Ma all'invito del Comune di
Radda in Chianti - cui sono molto grato per l'onore che
mi fa - di dire qualcosa per festeggiare un evento
solenne come la cittadinanza onoraria concessa ad un caro
amico, non ho saputo resistere. Le mie parole, quindi,
svarieranno sul personale, per rievocare momenti di
un'amicizia che ha radici profonde.
Ci conoscemmo personalmente, Reginaldo e chi vi parla, al
Palagio di Parte Guelfa, nel '56-'57 a una riunione con
Duccio Tabet, in cui ci prendemmo, lui ed io, l'incarico
di organizzare un seminario sulla teoria marxista della
rendita. Ma io le idee di Reginaldo le avevo incontrate
già nel 1955, nei suoi scritti sui problemi della
montagna fiorentina. Due notazioni curiose. Il secondo
scritto della sua bibliografia e il primo della mia (assai
più "leggero") concernono, ambedue, i problemi
della montagna fiorentina. Dopo avere esordito come
studioso dei problemi della montagna, Cianferoni è oggi
noto soprattutto per i suoi scritti sulla collina. Nei
quali, direi, ha abbassato la quota, ma non il livello
E' difficile trovare chi abbia la sua conoscenza e
dell'agricoltura in senso tecnico e del mondo rurale in
senso socioeconomico. Una conoscenza, la sua, che ha una
dimensione teorica, una storica e una pratica. Non
dimentichiamo che, dopo avere esordito come terzomo,
come si diceva un tempo, di fattoria, è poi entrato,
presto, nell'Università come tecnico laureato, presso la
cattedra di arboricoltura di Morettini. Del 1950 la
sua prima importante pubblicazione: "Sul regime
pluviometrico di Firenze" su Annali di Geofisica,
una rivista di grande prestigio scientifico, di cui
conserva gelosamente una copia, dedicata alla sig.ra
Lorena, compagna devota della sua vita.
Dopo il 1956-57 lo persi di vista fino al 1971, anno in
cui ha inizio, se ben ricordo, il periodo del suo
insegnamento di Economia e politica agraria nella Facoltà
di Economia e Commercio di Firenze. Da allora le nostre
vite accademiche e scientifiche, si sono svolte
sostanzialmente in parallelo. Con molte intersezioni
personali dettate dall'amicizia e da comuni interessi
intellettuali.
A Reginaldo son ricorso ogni volta che mi sono imbattuto
in qualche similitudine o interconnessione fra la
fenomenologia industriale, che studiavo io, e quella
agricolo-rurale, che studiava lui. Questa convergenza
d'interessi e scambio di riflessioni hanno trovato il
loro suggello nel volume curato da Cianferoni e da me
presentato, sull'agricoltura nel distretto di Prato. Ho
presentato anche altri suoi libri: la sua bella
monografia sul Chianti (Il Chianti classico fra
prosperità e crisi, Bologna, Edagricole, 1979),
densa di analisi economica e le straordinarie,
permettetemi di chiamarle così, Veglie a Porcignano (1^ ed.1985).
Ed è di queste che vi voglio parlare, perché a mio
avviso esse entrano a vele spiegate nella letteratura
sociologica e antropologica del mondo rurale.
Ricordo bene alcuni colloqui fra noi. Ricordo che la mia
nostalgia per un mondo scomparso, che avevo appena
sfiorato nelle mie vacanze a Ponticino (frazione di
Laterina, in Provincia di Arezzo), mi faceva gustare le
opere di Samminiatelli e della Furlan. Ricordo bene anche
come Reginaldo smantellò criticamente queste mie
romanticherie, facendomi rilevare come quei testi, con
tutte le loro raffinatezze letterarie, non coglievano la
tensione profonda del mondo contadino, serrato fra la
durezza delle condizioni di vita e una connaturata
attitudine a cogliere il bello (un bello relativo,
intriso di problemi, naturalmente!) della vita. Un mondo
scrive Calamandrei, nel suo celebre, straordinario, Inventario
della casa di campagna con frase assai "densa",
in cui "tutto conta e niente conta". Ora,
quella dimensione complessa e tormentata sfuggiva a chi
rievocava la campagna dall'alto dei rapporti
sociali.
Ma mentre il mondo dei padroni aveva i suoi documenti,
quello dei contadini non lasciava traccia altro che nelle
lapidi dei cimiteri, nelle foto scolorite della "vetrina"
e nei meandri della memoria. Fu così che Cianferoni,
sfidando le convenzioni accademiche, si fece araldo
di una storia orale del mondo contadino. In quest'impresa
Cianferoni ci mostra quanto errati fossero molti
pregiudizi sul mondo rurale. L' isolamento del rurale,
solo con la natura, è una favola, le veglie, gli scambi
d'opera, il sagrato, il mercato, disegnano una fitta rete
di nessi fra gli individui. Ma soprattutto c'è una
straordinaria fusione fra i precetti morali(non
moralistici), la visione della vita e della morte, la
capacità di analisi del dettaglio, che magari sfugge al
cittadino colto, e la visione d'insieme. Chi non aveva
queste capacità andava poco lontano, nella bella ma dura
campagna di un tempo. Si aveva così un meccanismo
selettivo che sviluppava e premiava quell'accozzo di
capacità.
Studioso attento e penetrante, dunque, del mondo
contadino, specie mezzadrile, che conosce dallinterno
(viene da una famiglia di mezzadri), e nei suoi
dati tecnici e nelle minime sfumature culturali e
psicologiche. La mole delle sue ricerche sul campo, per
varietà di argomenti, di strumenti e di metodologie, è
impressionante( circa duecento pubblicazioni) e
testimonia la sua irrequieta, inesauribile, curiosità
intellettuale. Molti lavori, suoi e dei suoi allievi, di
storia dell'agricoltura e del mondo contadino
(es. I redditi dei mezzadri nella provincia di Firenze,
Firenze, Olschki, 1971) sono altamente considerati dagli
storici professionali dell'agricoltura.
Cianferoni ha il gusto del raccontare distesamente le
cose, per cui i suoi testi, eccetto alcuni casi speciali
(es. il ricordato regime pluviometrico), non sono mai
freddamente e noiosamente tecnici, ma, al contrario,
mostrano sempre, in controluce, il singolo, la famiglia,
la società rurale.
Un secondo aspetto del contributo di Cianferoni su cui mi
sento di esprimermi brevemente sono la monografia
dedicata all'agricoltura nel distretto di Prato e
soprattutto i suoi lavori sul Chianti. Di quei lavori io
godo, ovviamente, la serrata analisi economica (ho
recensito su Note Economiche la monografia del
1979), ma ancor più il metodo d'indagine. Cianferoni
non si ferma all'analisi tecnicistica e sottilmente
ideologica dell'azienda agraria, che isola l'azienda
dall'ambiente sociale in cui vive ed opera, e neppure si
ferma all'esame dell'apparato produttivo dei luoghi
studiati, ma si proietta sempre a cogliere, con
sorvegliato amore, la totalità organizzata del
mondo rurale. Ecco, io credo che in questi lavori,
talvolta audaci, diciamo, perché l'idea di ricerca si
colloca sempre un passo avanti ai dati, e talvolta anche
alle tecniche, disponibili, Cianferoni faccia
rivivere, con formula originale, a mezza via fra la
scienza e la storia, le comunità rurali che esamina.
Grande intuito di ricercatore, suscitatore di interessi
di ricerca, trascinatore del gruppo dei ricercatori,
pilota egregio d'indagini sul campo, queste mi paiono,
insomma, in termini molto generali, le qualità emergenti
di Reginaldo Cianferoni. Ma il
Cianferoni che più mi è caro è quello dei nostri
incontri a Caparsa, delle nostre escursioni alla Volpaia,
dei nostri colloqui alla Romola, a casa Medici, o
all'Antella, nella bella casa restaurata da lui con
grande gusto. Ed è ancora in quella splendida terrazza
su Firenze, che spero di andare ancora a trovarlo, per
ricordare il passato, certo, ma anche per commentare, con
lui, colla signora Lorena, coi figli e con altri comuni
amici, il presente e congetturare il futuro di questo
mondo, più ricco, certo, caro Reginaldo, di quello della
nostra giovinezza, ma purtroppo molto più inquieto.
Giacomo Becattini |
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Si ringrazia il Direttore de "La Questione Agraria", Rivista dell'Associazione Manuo Rossi-Doria - n. 3 - 2003 Ediz. Franco Angeli per la gentile concessione. |
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